130 anni fa Ricordo di un’epoca in cui le reti mobili non erano che un sogno

di Philipp Dahm

16.1.2020

Quando il telefono diventò di moda, le linee erano ancora collegate individualmente alla centrale che le trasmetteva attraverso un cavo. Con questo sistema, le torri telefoniche mostrarono rapidamente i propri limiti, come avvenne a Stoccolma.  

Coloro che oggi sgranano gli occhi davanti ai mezzi di comunicazione precedenti all’era dei telefoni cellulari, rischiano di avere uno shock tornando indietro con la memoria agli albori della telefonia: quando fu introdotto il telefono, infatti, dei cavi collegavano individualmente ogni casa alla centrale telefonica, che a sua volta metteva in comunicazione l’interlocutore con il suo destinatario.

Perché ciò fosse possibile, i cavi venivano laboriosamente disposti sui tetti fino al punto di convergenza. A Stoccolma, 30 anni fa, tale punto era costituito dalla Telefontornet, verso la quale convergevano i fili di migliaia di abitazioni.

Ma questo tipo di connessione mostrò rapidamente i propri limiti – non solo a causa del groviglio di cavi attorno alla torre telefonica, ma anche perché le condizioni meteorologiche estreme causavano continue interruzioni dei collegamenti aerei.

Errori da principianti

Le compagnie telefoniche impararono dagli errori da principianti che avevano commesso, per esempio, impiegando inizialmente degli uomini al centralino: quando ci si rese conto che le voci acute erano più comprensibili sulle linee dell’epoca, si cominciarono ad assumere soltanto donne per quel ruolo. Per quanto riguarda i cavi, i fornitori si orientarono rapidamente verso collegamenti sotterranei.

Con l’avvento delle centrali elettriche semi-automatiche a Zurigo-Hottingen nel 1917 e poi di snodi di raccordo interamente automatizzati a Losanna nel 1923, le centrali telefoniche inziarono a scomparire. All’epoca nessuno avrebbe mai potuto immaginare che i cavi del futuro sarebbero stati né più né meno che l’aria.

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